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Dietro le quinte della “Ragazza Afgana”. Tutti i segreti della celebre foto di Steve McCurry

24 gen Dietro le quinte della “Ragazza Afgana”. Tutti i segreti della celebre foto di Steve McCurry

Alzi la mano chi non conosce “Ragazza Afgana”, la celebre foto che Steve McCurry (fotogiornalista National Geographic) scattò nel 1984 in un campo profughi vicino Peshawar, in Pakistan. Un’immagine che con quegli occhi profondissimi diventava il simbolo dello smarrimento non solo dei profughi afgani degli anni ’80 ma di quelli di tutto il mondo e di tutte le epoche.

Non tutti però sanno la storia celata dietro a quell’immagine. McCurry era stato mandato sul campo per documentare la situazione dei migranti afghani in seguito all’invasione delle truppe sovietiche. Il reporter era in giro per il campo quando notò una ragazzina sui 12 anni, orfana dei genitori e che era riuscita a scappare assieme ai fratelli e alla nonna. La piccola non aveva mai visto una macchina fotografica e con un misto di stupore e incredulità si fece ritrarre da McCurry, che nell’occasione impiegò una reflex Nikon manuale FM2 e un obiettivo Nikkor 105mm f/2.5.

La foto, postprodotta dalle georgiana Graphic Art Service, fu pubblicata dal National Geographic sul numero di giugno 1985 e nei successivi 17 anni fu conosciuta solo come “Ragazza Afgana”, visto che McCurry non era riuscito a sapere nemmeno il nome della ragazzina ritratta. Nel 2002 però il National Geographic mandò nuovamente McCurry in Pakistan con tanto di team al seguito per ritrovare la ragazza e dare un nome a chi aveva contribuito a renderlo uno dei fotografi più importanti del mondo.

Il reporter tornò nel campo di Nasir Bagh, ormai prossimo alla chiusura e senza alcun risultato. Senza demoralizzarsi, McCurry girò per i dintorni con una copia della foto in mano, chiedendo a tutti se conoscessero la ragazza. Un giorno fortunamente incontrò un uomo che le disse che conosceva bene la ragazza e che la stessa era tornata in Afghanistan e viveva vicino a Tora Bora. Col prezioso aiuto di Rahimullah Yusufzai, giornalista pakistano che faceva da guida, traduttore e collaboratore, McCurry e il suo team riuscirono a ritrovare la donna e a verificare che fosse davvero lei grazie ad un sofisticatissimo esame dell’iride. La celebre “Ragazza Afgana” si chiama in realtà Sharbat Gula e all’epoca era sposata, aveva 30 anni e 3 figlie. McCurry si fece riconoscere e le mostrò la foto, raccontandole l’eco che la stessa aveva avuto nell’occidente. Sharbat non si era mostrata molto interessata a tutto ciò ma accolse con felicità la notizia che quello scatto aveva contribuito in maniera determinante a far conoscere la dignità del suo popolo. Rinfrancata da questo, accettò di farsi immortalare in un altro scatto, denso dei segni che una guerra può lasciare sul viso di un essere umano.

Tutto il girato finì in un documentario chiamato “Search for the Afghan Girl”, trasmesso per la prima volta nel marzo 2003, oltre a dedicare un’altra foto alla donna che 17 anni prima era diventato inconsapevolmente un personaggio conosciuto in tutto il mondo.

Dopo l’incontro, Steve McCurry commentando la seconda foto ebbe modo di affermare che: “La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa”.

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