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Trash the dress. La nuova frontiera della wedding photography

30 nov Trash the dress. La nuova frontiera della wedding photography

Dopo aver parlato qualche giorno fa di fotografia subacquea, fornendo qualche accenno sulla strumentazione da utilizzare (scafandri, macchine impermeabili, etc…), sull’illuminazione e sulle difficoltà che il fotografo può trovare durante le sue sessioni di shooting in presenza di acqua, oggi parliamo di un vero e proprio fenomeno scoppiato in USA e che vede appunto anche l’uso della fotografia in piscine e ambienti marini: il trash the dress.

Letteralmente “distruggi il vestito”, trash the dress è l’ultima frontiera della  esplosa negli Stati Uniti qualche anno fa e arrivata da poco in Italia. Protagonista è l’abito da sposa, una volta destinato ad essere conservato sotto naftalina come ricordo (magari da tramandare alle generazioni successive) e oggi invece destinato ad una seconda vita, appunto come attore di un servizio fotografico fuori dal normale, magari sott’acqua in un fondale marino da sogno o durante un tuffo in piscina.
Insomma, trash the dress punta a spogliare l’abito da sposa da quell’aura di staticità e intoccabilità di vecchia memoria per renderlo dinamico sporcandolo, sgualcendolo o addirittura strappandolo. Più si rovina, più bello è: questo è il motto di questa moda, che come già detto dopo aver spopolato oltreoceano sta arrivando anche in Italia, dove diversi fotografi si stanno attrezzando per soddisfare le richieste di sempre più coppie, magari stimolate da alcuni format televisivi angloamericani in onda su Dmax, Real Time o disponibili anche in streaming. Maggiore è la risposta specie al Nord, mentre al Sud si registra una certa ritrosia e un forte attaccamento alle tradizioni, che riservano all’abito da sposa una sacralità secolare e dura da scalfire.

Tra i luoghi più gettonati il mare, che coi suoi paesaggi, l’illuminazione particolare (favorita dall’acqua e dai suoi giochi di luce) e la pluralità di elementi a disposizione (scogli, sabbia, vegetazione…) rappresenta un must fra gli amanti del genere. Altra location molto utilizzata sono anche le piscine, che a differenza del mare forniscono un’atmosfera più asettica e adatta anche ad essere manipolata con forme di illuminazione particolare (luce artificiale e faretti in primis). Se poi gli sposi sono anche tuffatori provetti si potranno sperimentare sessioni di shooting con lui o lei in evoluzioni in aria, magari in sincro!

Va da sé che con tecniche di fotografia così evolute ci sia anche una certa percentuale di rischio che sia il fotografo che gli sposi devono calcolare: è infatti un attimo che una sessione di trash the dress può trasformarsi in tragedia: così come raccontato dalla BBC (link: http://www.bbc.co.uk/news/world-us-canada-19384639) qualche anno fa una donna di 30 anni è morta in Canada durante uno shooting in un parco nel Quebec, affogando a causa dell’ingombrante e pesante vestito che aveva in acqua, appesantitosi ancora di più dopo essersi bagnato e che ha privato la donna della necessaria mobilità per mantenersi a galla. Prudenza, sempre!

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