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Underwater photography. Alcuni consigli utili

21 nov Underwater photography. Alcuni consigli utili

Il mare e l’acqua in generale sono da sempre tra i soggetti dai quali l’uomo trae ispirazione per le sue attività. Che sia un romanzo (come dimenticare ad esempio “Moby Dick” di Herman Melville o “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson?), una canzone (“The Ocean” dei Led Zeppelin) o qualsiasi altra cosa, il mondo acquatico ha sempre rivestito grande importanza per l’uomo, desideroso di raccontarlo o descriverlo nelle sue mille sfaccettature.

Logico quindi che con l’invenzione della fotografia si sia cercata subito la maniera di documentare il mondo subacqueo prima con pellicole ed emulsioni chimiche, poi coi sensori digitali delle DSLR. Ma come farlo? Non si può pensare di immergere il proprio costoso rig in mare o in piscina per una sessione di shooting, pena l’annacquamento totale di macchina, obiettivi e quant’altro. Certo, oggi giorno esistono macchine e lenti tropicalizzate ma queste sono apparecchiature utili al massimo per una sessione a bordo piscina o in riva al mare, mentre per andare sott’acqua occorre ben altro.

Se per una sessione informale o veloce possono andare bene custodie impermeabili per smartphone, le classiche actioncam tipo GoPro (ottime grazie al case subacqueo, alla lente supergrandangolare e piuttosto luminosa e alla loro leggerezza e compattezza, ma pur sempre oggetti limitati e poco flessibili) o anche le vecchie compatte digitali già predisposte per sfidare onde e fondali, il discorso diventa ben più complesso per il fotografo in cerca di qualità e soprattutto massima integrazione con la propria strumentazione.

Non è quindi pensabile di affidarsi a quanto descritto in precedenza, ed ecco quindi che entrano in campo gli scafandri subacquei, ingombranti e costose custodie appositamente progettate da ditte del settore per ogni modello di fotocamera o videocamera e che hanno il compito di proteggere la propria strumentazione dalle insidie di acqua, sabbia e quant’altro si possa trovare in una sessione underwater. Realizzate con precisione in policarbonato e acciaio inox, queste custodie garantiscono un’efficiente tenuta stagna fino a svariate decine di metri di profondità (tipicamente 60mt) oltre ad un’ottima maneggevolezza grazie a pratici comandi meccanici, impugnature supplementari, oculare ingrandito e accessori vari.

Sistemato il discorso legato a macchine e obiettivi resta quello dell’illuminazione, visto che fotografare in immersione comporta una serie di problematiche aggiuntive, prima tra le quali quella legata al differente comportamento della luce, che viene assorbita dall’acqua (assieme a tutti i colori meno il blu, che diventerà fastidiosamente dominante). Importante diventa quindi l’uso di uno o più flash subacquei per recuperare le tonalità e mantenere i contrasti, oltre ad un altro importante fattore: quello legato ad una ovvia quantità di luce in più che servirà a recuperare stop e ad usare tempi di scatto più veloci, grazie ai quali il fotografo riuscirà ad evitare i mossi e a congelare i propri soggetti con più facilità, dando la possibilità di immortalarli in pose creative o originali.

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